Da Casalecchio de’ Conti a Kisangani
Casalecchio dei Conti è una piccola località sui colli bolognesi: non è un comune né un grande quartiere, non ha edifici pubblici né negozi; anche la vita della comunità cristiana (circa 150 anime), che fa capo alla Parrocchia di San Michele Arcangelo in Casalecchio dei Conti, fa riferimento ad un’altra chiesa parrocchiale. Insomma, un paese in via di estinzione.
Eppure Casalecchio dei Conti è quotidianamente teatro di vicende internazionali: discussioni sul diritto all’emigrazione, arrivi di cittadini di svariati Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, notizie portate da amici di recente tornati nei paesi d’origine, scontri verbali che ricalcano quelli violenti tra paesi in guerra tra loro, collegamenti costanti, via etere, con le televisioni diventate famose con la guerra in Afganistan, riflessioni, paure, speranze – sempre più fioche – che riguardano la sorte di tanti uomini, donne e bambini, spesso familiari, che vivono nei Paesi più poveri del mondo. E tutto questo perché da più di dieci anni la Canonica di Casalecchio dei Conti è sede del Centro di prima accoglienza per immigrati in stato di emergenza e dell’Associazione Arc-en-ciel.
L’idea di dare un segno di ospitalità agli immigrati nel nostro Paese non è mai stata disgiunta dalla consapevolezza che i veri problemi stanno da un’altra parte del mondo: certo, non è possibile disinteressarsi della condizione precaria di tanti immigrati, del problema della casa che non c’è o di quella spesso fatiscente che viene loro riservata, del razzismo che talvolta riemerge, della cittadinanza difficile da ottenere anche per chi nasce in Italia. Tutto questo va considerato e vanno trovate vie per migliorare la vita di ogni persona che incontriamo nel nostro cammino.
Ma non ci si può nascondere dietro un dito: l’immigrato che arriva in Italia è, il più delle volte, un fuggitivo, che ha scelto, o la vita glielo ha imposto, di fuggire da una situazione insostenibile per sé e per la sua famiglia. E, arrivando in Italia, porta con sé i problemi che l’hanno fatto fuggire.
Di questi problemi è necessario interessarsi se vogliamo affrontare in maniera organica il tema dell’immigrazione.
Oggi l’Associazione Arc-en-ciel, dopo aver dedicato più di 10 anni all’accoglienza degli immigrati, e senza smettere di farlo, sente l’urgenza di affrontare con maggior determinazione il problema che è all’origine di questa immigrazione, quello che ogni giorno è affrontato a Casalecchio dei Conti: il divario tra il nostro mondo avanzato ed il mondo dei Paesi impoveriti. E l’Associazione si sente in grado di farlo.
Si tratta di lavorare a più livelli: da quello di uno stile di vita più sobrio che non sostenga la necessità di accaparrarsi le ricchezze che sono di tutti, magari con guerre economiche mascherate da lotta al terrorismo; al livello finanziario, che sottragga almeno i nostri piccoli investimenti al mercato delle armi e della morte; al livello progettuale che sappia programmare uno sviluppo sostenibile nei nostri Paesi e uno necessario – scolastico, sanitario, industriale, agricolo - nei Paesi impoveriti; a quello politico che tenti anche l’impossibile nel costruire e proporre iniziative di pace, solidarietà e sviluppo.
L’iscrizione di Arc-en-ciel a socio della Banca Etica, nata appunto per investire sui poveri sottraendo capitali all’industria della morte, è stato il primo passo del nuovo millennio, nel corso del 2000; quest’anno l’Associazione partecipa all’azione nonviolenta “... anch’io a Kisangani” che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale e i governi sul conflitto del Congo, dimenticato dai nostri mezzi di informazione, che ha causato ormai la morte di due milioni di persone, e di favorire l’inizio di un processo di pace in questo martoriato Paese dal quale provengono diversi dei nostri ospiti.
Sono piccoli passi che, speriamo, possano segnare una direzione. E chissà che non arrivi il giorno in cui, assicurati ad ogni uomo i diritti umani sanciti nella Carta dei diritti dell’uomo del 1948, assisteremo ad una nuova immigrazione dove chi emigra lo fa per opportunità e non per necessità, ed il suo arrivo è salutato come una potenziale ricchezza e non come un sicuro pericolo.

